Sono andato a letto presto

  

Io non so se faccio bene a dirlo però la prima cosa che ho pensato appena aperto il libro di poesie di Nino Pedretti è stata prendere una matita e segnare come le avrei tradotte io certe cose che lui ha scritto ché secondo me chi le ha tradotte alle volte non l’ha fatto mica tanto bene. Ed è strano perché io il romagnolo neanche lo so e loro, i traduttori, sicuro che sì però per me non è che si siano sbagliati è proprio che l’hanno fatto apposta come per dire guardate che non ci hanno messi qui per cambiare le parole da un dialetto all’altro ma per interpretare il poeta, pulirlo, renderlo migliore, ché loro parlano così, si vede. Solo che il risultato non so mica. Per esempio. A pagina nove di Al vòusi (Le voci) c’è una poesia che si chiama Guerino che a un certo punto fa: 'na tartaréuga/ch'la móv pianín al gambi/cumè ch'la andéss te sònn/e s'un mèl dréinta che i traduttori traducono una tartaruga/che muove piano il passo/spostandosi nel sonno/e carica di male mentre secondo me bastava dire una tartaruga/che muove piano le zampe/come se camminasse nel sonno/e con un male dentro, semplice letterale e non ha bisogno di aiutini. Poi a pagina undici c’è un’altra poesia che si chiama La famèa (La famiglia) che a un certo punto fa: i stéva ad chèsa in tréi/e i s bastunéva spèss che i traduttori traducono in casa erano tre/a picchiarsi di grosso mentre se lasciavano in casa erano tre/e si bastonavano spesso rendevano pure meglio l’idea della battaglia. A pagina tredici invece c’è una poesia che si chiama La guèra (La guerra) che a un certo punto fa: ogni bòta ad canòun/una candéila/la pardéva lóm/dréinta tal chèsi che i traduttori traducono a ogni colpo il cannone/spegneva una candela/nelle stanze e qui hanno proprio esagerato perché nell’originale il soggetto era la candela mentre dopo è diventato il cannone ed è una scelta che secondo me capovolge il senso della guerra ché io me la vedo la gente chiusa in casa al lume di candela a pregar che non si spenga e maledetto cannone vai via lontano, per quello ad ogni colpo di cannone/una candela/perdeva luce/dentro le case era proprio un verso fatto bene, peccato. Nella stessa poesia, la pagina dopo, Pedretti a un certo punto dice: la guèra l’è che mórt/t’a i é rubé la maia/i bdócc ch’i t’còula di cavéll e i traduttori traducono la guerra è quel morto/di cui porti la maglia/sono i capelli che piovono pidocchi e così sembra che il morto la maglia te l’ha prestata e invece gliel’hai strappata e non è lo stesso, la guerra è quel morto/a cui hai rubato la maglia/i pidocchi che ti cadono dai capelli. A pagina diciassette di Al vòusi (Le voci) c’è una poesia bellissima che si chiama I partigièn (I partigiani) e che inizia così: u n’è par véa dla glória/sa sém andè in muntagna/a fè la guera e invece di non è per la gloria (o per via della gloria) i traduttori traducono non per ragioni di gloria/andammo in montagna/a fare la guerra che sembra più un comunicato che un racconto. A pagina trentadue c’è una poesia che si chiama Zénta purséa (Gente qualunque) che i traduttori già dal titolo trasformano in La gente non si sa bene perché e che a un certo punto dice: d’incécch sòtta agli umbrèli/se frèdd ch’u i va ti pi che vuol dire se non sbaglio che la gente qualunque - senza offesa - sta in piedi sotto gli ombrelli/col freddo che arriva ai piedi e invece i traduttori traducono sotto l’ombrello/coi piedi intirizziti che magari come frase è più elegante da pronunciare ma l’immagine dello stare in piedi col freddo che ti cala dentro la perdi tutta. Dopo arrivi a pagina trentasei e all’inizio della poesia E’ mistir (I mestieri) ci trovi: s’u n’éra pr’è zughè/dastòura a séra un sgnòur che è un verso facile facile che dice se non era per il gioco/a quest’ora ero un signore e invece l’hanno reso così se il gioco non m’avesse rovinato/oggi io sarei un fior di ricco, che è un po’ come quelli che spiegano le canzoni ai concerti, a parte il fatto che l’espressione un fior di ricco non l’avevo mai sentita prima, ma magari sono io. Poi vado avanti.

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#geografie 

Hanno scavato una fossa nella mano di E. Si tratta di richiuderla senza finirci dentro.

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#storie 

Nel dormiveglia che bella parola chi l’ha inventata mi veniva da pensare che la frase “la mamma del fratello di Olga” non ha mica senso perché la mamma del fratello di Olga è anche la mamma di Olga e quindi non c’è bisogno di girarci attorno. Poi però durante la giornata ci ho girato un po’ attorno e mi sono venute in mente due cose, la prima che se io sto parlando con qualcuno che non conosce Olga e invece conosce suo fratello allora gli posso dire tranquillamente “la mamma del fratello di Olga” perché per lui avrà senso visto che non sa chi è Olga e può associare la mamma al fratello senza associarla per forza a Olga direttamente e questo sempre che la mamma di Olga sia anche la mamma di suo fratello e non siano solo fratelli da parte di padre che in quel caso, e questa è la seconda cosa che mi è venuta in mente, questa frase che nel dormiveglia non aveva nessun senso in realtà puo averne moltissimo e in un momento ci si libera dalla schiavitù del non si può dire e si fa festa tutto il giorno per la contentezza che non c’è niente di più bello che scoprire che puoi dire una cosa che prima pensavi di non poter dire, la libertà di espressione che bella frase chi l’ha inventata.

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#geografie 

Ho scoperto che mi piacciono molto di più i libri sulla letteratura che la letteratura e forse è un buon punto di partenza per capire qualcosa di me stesso anche se messo così nero su bianco fa un certo effetto e dovrò cominciare a farmene una ragione.

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#geografie 

Che poi quando sei triste ti sembra che tutti gli altri attorno a te siano così felici che ti vien da pensare ma porca miseria possibile che io qui sia l’unico triste? Volevo anche dire che non ne ho le prove ma sono quasi sicuro (e dico quasi perché non ne ho le prove appunto perché se le avessi sarei proprio sicuro) che c’è una lingua da qualche parte dove la parola freddo e la parola sonno sono la stessa cosa. E anche se non sembra c’entra molto con la tristezza, eccome se c’entra.

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#geografie 

I cattivi si riconoscono tra di loro per strada, i buoni no. Mi sembra.

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#geografie 

Ho letto Infanzia di Tolstoj e mi è sembrato così bello e semplice che poi quando sono passato all’introduzione mi sono chiesto ma perché le scrivono le introduzioni?

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#geografie 

Entrare nel metro ti sporca e ti invecchia dieci anni.

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#geografie 

E intanto stamattina ci ho messo due minuti a ricordarmi come si faceva il nodo alla cravatta. Mi sono un po’ preoccupato.

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#geografie 

Mentre mangiavamo, quello piccolo ed io, si guardava Peppa Pig che insieme a George andava a casa di Rebecca Rabbit per pranzo e di primo e secondo c’erano solo carote e quando infine è arrivata anche la torta di carote io stavo morsicando un arancio e mi è venuto in bocca il gusto di carota.

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#storie